XXIV

By Giusto de' Conti

Dal terzo Ciel nel bel sembiante umano,

Ove ogni stella quanto può diffonde,

Cade virtù sì fatta, che confonde

Chi presso il guarda, et strugge di lontano;

Et col poter, che poi lui preso ha in mano,

Cangiato ha le sue prime trecce bionde;

Et tolto ogni beltà, che vede altronde,

Per far quanto è quaggiù caduco et vano.

Rubato al Sole ha le dorate chiome,

Et quelle luci ladre, e il chiaro viso,

A Venere l'andare et la parola.

Così agli Dei fa forza; et non so, come

Chi può consenta, il cielo e il paradiso

Impoverir, per arricchir lei sola.