XXIV
Non so qual crudel fato o qual ria sorte,
qual avverso destin, tristo pianeta,
mia vita, che stata è quanto dee lieta,
ha fatto tanto simile alla morte.
Amor sa pur che sempre stetti forte
più che adamante, e, s'è, più dura prieta:
se falsa opinion mio ben mi vieta,
par che sanza mia colpa il danno porte.
Ma non potrà crudel Fortuna tanto
essermi avversa, che soverchio sdegno
dal mio primo cammin mi torca un passo.
Più presto eleggo stare in doglia e in pianto
sotto il signore antico e 'l primo segno,
che sotto altri gioir, di pianger lasso.