XXIV

By Lorenzo de' Medici

Non so qual crudel fato o qual ria sorte,

qual avverso destin, tristo pianeta,

mia vita, che stata è quanto dee lieta,

ha fatto tanto simile alla morte.

Amor sa pur che sempre stetti forte

più che adamante, e, s'è, più dura prieta:

se falsa opinion mio ben mi vieta,

par che sanza mia colpa il danno porte.

Ma non potrà crudel Fortuna tanto

essermi avversa, che soverchio sdegno

dal mio primo cammin mi torca un passo.

Più presto eleggo stare in doglia e in pianto

sotto il signore antico e 'l primo segno,

che sotto altri gioir, di pianger lasso.