XXIV
Tanta alta groria spesso al cor m'accende
l'esser da sì begli occhi preso e morto,
che nel nostro vïaggio ombroso e corto
non so s'alcun giammai maggior la prende.
Allor l'alma s'adira e mi riprende
di mia doglienza e porgene conforto,
dicendo: «Or puo' tu ben vedere scorto
quanta superna grazia in te discende;
ché fra cotanto numer di mortali,
dopo sì lunga età, n'ha dato il cielo
questa sola fenice del suo regno.
Ella già da volar t'ha dato l'ali
per seguir lei, e tolto agli occhi il velo,
che già ti fé d'etterna vita indegno.