XXIX
Lo stato mio è sì dubbioso e fosco,
e di scuri pensier l'alma è sì 'ngombra,
ch'i' fermo e passi spesso, e 'l core adombra,
perché né me né altri ancor conosco.
Né mai per fame uscì lupo di bosco,
come è carco di sdegno el petto; sgombra
levasi a volo, e io rimango un'ombra:
e' si pasce di speme, e io di tosco.
L'alma, per ritornare onde ella venne,
dal corpo stanca già prende comiato;
egli, smarrito, sì né no risponde.
Taccia Medea e l'africane penne,
ché nessun siccom'io malmeritato
né fu, né è, né fia in terra o 'n onde.