XXV. A FILLE. L'INFORTUNIO.
Da quel dì che il tuo sembiante
Si fe incontro agli occhi miei,
Da quel dì da quell'istante,
Libertade, oimè!, perdei.
Forza ignota d'alto affetto
Dentro il sen mi penetrò,
Ed il core a mio dispetto
Crudelmente n'involò.
Nè mi valse indosso avere
Certa roba di magia,
Che d'amor l'alto potere
Rende nullo e il caccia via;
Un gran dente del feroce
Can di Pluto, e l'orpimento
E la scorza della noce
Infernal di Benevento,
E la ruta ed il trifoglio
E altre cose di valore
Che portar in tasca io soglio
Contro i mali dell'amore.
Quei begli occhi, quel sorriso
Quel tuo labbro di corallo,
Bella ninfa, avrían conquiso
Anche un core di metallo.
Già d'amor non so lagnarmi,
Che affidato alla virtù
Del tuo volto condannarmi
Volle a tanta servitù.
Aver l'alma e il cor legato
Per cagion sì dolce, è un bene
Senza prezzo; e fortunato
Io vi bacio, o mie catene.
Sol mi spiace e dà tormento
Che il mio amor tu prendi a gioco,
E nè men per complimento
Mi vuoi dir che m'ami un poco.
La mia sorte è sì infelice,
Così meco è amor tiranno,
Che fruir nè pur mi lice
Il piacer d'un grato inganno.
E poi dicesi che tanto
La fortuna a' vati arride,
Che de' carmi il dolce incanto
Delle belle il cor conquide.
Non v'è lauro che le chiome
Alzi in riva al bel Permesso,
Che di Fille il caro nome
Per mia man non porti impresso:
Non vien dì che per la schiva,
Come il cor dentro mi detta,
Io d'amor non canti e scriva
Qualche dolce canzonetta.
Ma con tutto l'Elicona,
Ma con tutto l'Ippocrene,
Fille sempre mi canzona,
E niente mi vuol bene.
Ah! non fora, o Muse, stato
Meglio assai, che a me natura
D'estro invece avesse dato
Più galante la figura?
Che piuttosto che le carte
Di Maron, del cieco acheo,
Mi ponessi la bell'arte
A studiar del cicisbeo?
Certo allor sì infelice
Con le donne io non sarei,
E Licori Aglauro e Nice
Correr dietro mi vedrei.
Ah! se questa è pur la via
Di piacere all'idol mio;
Addio dunque, poesia,
Fonti ascrei, per sempre addio.
Io più vate non sarò,
Giacchè magro è un tal destino;
Ma il mestier comincierò
Di smorfioso damerino.