XXV. - La ballata delle comari pettegole

By Bernardo Giambullari

Po' ch' i' son suto pregato,

vo' cantare una canzona,

la qual fia onesta e buona

riprendendo il vicinato.

I' vi priego in cortesia

che vi piaccia d'ascoltare,

perché la canzona mia

vi potrà forse 'nsegnare

come vo' avete a fare

quando insieme vi trovate.

Quando all'uscio vo' filate

sempre vi par un mercato.

Se vo' siate insieme trenta,

ventinove ne favella:

quell'una non si rammenta

di trovar qualche novella.

Mona questa e mona quella,

attendete a lavorare,

e non tanto a cicalare,

che vi venga meno 'l fiato!

Se in Talia si fa nulla,

ne volete ragionare;

se sapete una fanciulla

la qual sia per maritare,

voi volete ricordare

di che genti sie 'l marito,

in che modo e' va vestito,

se gli è ricco e nello stato.

S'una si fa alla finestra,

tutte l'altre vi si fanno;

a gracchiare ognuna è destra.

Questo giuoco è tutto l'anno.

L'una dice: - El mie panno

è andato cinque braccia -.

L'altra dice: - La mi' accia

vuol ancor un buon bucato -.

L'una dice - E mie' pulcini

par che sien tutti 'ndozzati;

e' si son pien di pollini

e son tutti spennacchiati -.

L'altra dice: - I' ho serbati

tutti quanti e mie' capegli;

esconmi tutti e più begli:

el mal seme mi s'è appiccato -.

Se vedete che un passi

per la via più che non suole,

l'una 'ncontro all'altra fassi

o con cenni o con parole:

- Certo ch'a costui gli duole

qui d' intorno qualche dente -.

Tanto ch'ognuna pon mente

e da tutte è uccellato.

Vo' fareste meglio a starvi

fuor di queste ragunate,

e d'altro non impacciarvi

che dell'arte che vo' fate.

Attendete o smemorate,

o cicale, o berghinelle,

a non far tante novelle,

e stiesi ognuna nel suo lato.