XXV

By Ascanio Pignatelli

Al chiaro Sol, che ne' begli occhi impresso

Vivace splende, et è suo cielo il volto,

L' augel famoso io son, Donna, rivolto,

Et egli il foco, e l' esca e 'l nido io stesso;

E di quei lacci allor, che 'n rete oppresso

Si chiude il crine, o vaga errante e sciolto,

Qual verme suol fra le sue fila involto,

M' ordisco i nodi, e la prigion mi tesso;

Spiegate pur mentre vi miro, e sento,

De la vostra beltà le pompe altere,

Ch' io ministro son poi del mio tormento;

Basta l' armi vibrar, ch' indi si fere

Da sé 'l mio cor, che di morir contento

Di suo proprio voler languisce, e pere.