XXV

By Domenico da Prato

Amor, se sì per tempo già da i raggi

tuoi son scaldato, che mi farà il sole

nel mezzo giorno? che arde i poggi e i prati.

Né mai per sì gran freddo è ghiaccio o neve

che non dissolva, e fa asconder li augelli,

l'erbette incende, drizza e apre i fiori.

Ora son qui con voi piangendo, o fiori,

e voi ridete verso i vostri raggi,

all'alba annunzïati da li augelli,

del non da me desiderato sole,

poi che non strugge sì tenera neve,

anzi è bruma umana e non di prati.

Fia la mia vita omai per boschi e prati

tra erbe, frond' e odoriferi fiori,

di state al sol tremando, ardendo in neve,

fermo alla nube e fuggitivo a i raggi,

cantando in pioggia e lagrimando al sole,

con selvaggine in compagnia ed augelli.

Voi pur cantate; deh, piangete augelli,

descendete de i rami giù ne' prati

e me conforterete a questo sole!

Né contento sarei, se già tra i fiori

di prezïosa margarita i raggi

qui non vedessi, che mi fan di neve.

Talor con seco ho già fatto alla neve,

ch'io l'ho veduta in giubba fatta a augelli,

piena di vivo lume e divin raggi,

e talvolta trovata in verdi prati

far ghirlandetta di fronde e di fiori,

quando asciugar l'aurate chiome al sole.

Pallido innanzi a lei mi pare il sole,

ed ella bianca, ché candida neve

parmi il suo viso e vermiglietti fiori.

Per lei cantan l'idei, l'alme e li augelli

lieti, i fiumi, le fonti, i colli e i prati

d'essere alluminati da i suoi raggi.

Nimici i raggi omai mi sono e 'l sole,

lagrimando ne i prati a seguir neve,

overo augelli che fuggon tra i fiori.