XXV
Io vidi in mezzo di vermiglio e bianco
campeggiar perla coronata d'oro,
data per sorte a noi dal sommo coro,
per mostrar quel che non si vide unquanco,
mirabil sì che 'n vista verrie manco
ciascuno occhio aquileo, e al lavoro
sarebbe il nostro Giotto ignoto e soro,
e la natura avrebbe il corso stanco.
D'essa surgevan due fulgide stelle
e una melodia tanto soave
che ne stupiva il ciel, non che la plebe.
Più riverenti note, né più belle,
fece quel messo ch'a Maria disse: «Ave» ;
non dico Orfeo o quel che chiuse Tebe.