XXV

By Niccolò da Correggio

Per mostrarmi una volta grato apieno,

a confusion de chi mi chiama ingrato,

quanta dolceza è nel mio dolze stato

acolsi in un fidele e caldo seno.

Ma là dove esser più credeti ameno

e per retributor sono adorato,

de magior crudeltà resto biasmato;

tanto al diletto alargò questo il freno.

Corse come Fetonte incauto a morte,

lo infelice, che usar non seppe poi

modestamente la onorata sorte.

A me ne duole. Amanti, exemplo a voi

sia il caxo di costui, ché aprir le porte

dié ciascun con misura ai piacer soi.