XXV
By Pietro Bembo
Felice stella il mio viver segnava
quel dì, ch´inanzi a voi mi scorse Amore,
mostrando a me di fore
il ben, che dentro agli altri si celava,
in tanto che ´l parlar fede non trova.
Ma perché ragionando si rinova
l´alto piacer, i´ dico che ´l mio core,
preso al primo apparir del vostro lume,
l´antico suo costume
lasciando incontro al dolce almo splendore,
si mise vago a gir di raggio in raggio,
e giunse ove la luce terminava,
che gli diè albergo in mezzo al vivo ardore.
Ma non si tenne pago a quel viaggio
l´ardito e fortunato peregrino;
anzi seguì tant´oltre il suo destino,
ch´ancor cercando più conforme stato
a la primiera vita, in ch´era usato,
passò per gli occhi dentro a poco a poco
nel dolce loco, ove ´l vostro si stava.
E quei, come dicesse: – io men´ vo´ gire
dritto colà, donde questi si parte,
ché, stando in altra parte,
quel innocente ne potria perire –,
sen´ venne a me stranier cortese e fido.
Da indi in qua, come in lor proprio nido,
spirando vita pur a l´altrui parte,
meco il cor vostro e ´l mio con voi dimora.
Né loco mai né ora,
che gli altri amanti sì spesso diparte
e di vera pietade li depinge,
pò noi un sol momento dipartire;
con tal ingegno Amor, con sì nov´arte
fe´ la catena, che ne lega e stringe.
E quanto in duo si sprezza o si desia,
è bisogno che sia
sprezzato e desiato parimente;
ché l´un per l´altro a se stesso consente.
Così si prova in questa frale vita
gioia infinita senza alcun martire.