XXVI
Monsignor Carnesecchi, di genaro
circa la fine, il primo anno di Pio
Quarto, o circa il principio di febraro,
di Santa Croce giunto in casa, ov'io
monsignor Paleoti a pranso e vui
ritrovai, mi chiedeste il parer mio
qual più giudicio havesse di quei dui
ond'Epheso e Mileto si dà vanto,
che misurando i vani fatti altrui
l'uno haverne dolor mostrò col pianto,
l'altro haverne piacer mostrò col riso,
e stimato ne vien questi e quel tanto.
Tutto ciò che alhor dissi a l'improviso
hor vi confermo anchor, ma non per questo
sì bel punto e sottil resti deciso.
Signor, benché il sognar sia manifesto
e l'altrui vaneggiar, però ciascuno
vaneggia, e sogna più chi più par desto.
E se i diversi sogni ad uno ad uno
contar volessi, e i pensier vani e stolti,
sarei col mio parlar troppo importuno.
Ma fra tante migliaia c'ho raccolti,
fra me stesso più volte a ciò pensando,
d'un sol dirò, se pur fia chi m'ascolti,
e in mente havendo anchor quel giorno, quando
mi faceste sì nuovo e bel quesito,
libero a voi mi volgerò parlando.
E perché in Roma da fanciul nutrito
foste, e in Roma vi veggio anchor tornato,
già prima con honor sendone uscito,
vuo' discorrer con voi sopra lo stato
de i cortegiani quel che tutto il giorno
dir n'odo, se ben mai non l'ho provato.
A me par che in tal vita il far soggiorno
dopo molto travaglio e molta pena
sol danno apporti finalmente e scorno.
Non direste voi pazzo da catena
chi scalzo andasse venti miglia o trenta
per aspra via tutta di spine piena,
e che la mente solo havesse intenta
a cogliere un vil fior, caduco e frale,
che tosto colto in man nulla diventa?
Se fosse rosa, o croco, o giglio, o tale
da veder vaghi e c'han soave odore,
e che porgon rimedio a più d'un male;
se anchor fosse amarantho, che il colore
conserva, né sì tosto si consuma,
più scusabile assai farian l'errore.
Ma dico un fior di quei fatti di piuma,
che se per sorte pur si coglie intero
solo ad un soffio in un momento sfuma.
Tra noi dunque hoggi, vaglia a dire il vero,
i cortegiani son che a piede ignudo
caminan per spinoso aspro sentiero.
E questo apertamente io vi conchiudo,
sperando, se traffiger mi vorranno,
che mi sarà l'esperientia scudo.
Di tanti questa fa palese ogni anno
fatica, stento, infirmitade, morte,
dolor, giattura, afflittione, affanno.
Parmi che stiano ad una istessa sorte
quei che chiamati son dal vulgo amanti
e questi c'hoggi dì servono in corte,
che tutti andar si veggion ne i sembianti
pallidi e tristi, e i passi sparsi indarno
son la mercé dei lor disagi tanti.
Quel grande che illustrò la Sorga e l'Arno
ne mostra per vigilie e per digiuni
l'amante divenir pallido e scarno.
E perché son col cortigian communi
gli affetti, ch'ei sì ben descrisse in carte,
non fa mestier c'hor tutti io gli raguni.
Ma ben dirò ch'una medesim'arte
servan Signori e Donne, e queste imprese
conformi ambedue sono a parte a parte.
Signori e Donne hanno le menti intese
di chi serve a provar constantia e fede,
né giamai schivan di far loro offese.
Tutti son scarsi de l'altrui mercede,
tutti sono inconstanti e disleali,
crudi et avari più ch'altri non crede.
E se ben conosciuti son per tali
da chi gli serve, un'accoglienza lieta
fa lor dolci parer l'angoscie e i mali.
Ciascun la piaga sua porta secreta
per non offender chi lui sempre offende,
e con la speme ogniun la doglia acqueta.
Ma con gli amici pur talhor si estende
a narrare i suoi stratii e le sue pene,
e la pazzia de l'un l'altro riprende.
L'amante in somma e il Cortegian sostiene
l'istesso peso, a tal che anchor l'istesso
castigo a l'uno e a l'altro si conviene.
Da lunge ogni contento hanno, e d'appresso
timor, disdegno, invidia e gelosia,
e in disperation caggiono spesso.
Ecco adunque i pie' nudi, ecco la via
lunga e spinosa, ond'escon tante doglie
ch'ogni hor più chiara fan la lor pazzia.
Ma chi potesse dir quante son foglie
de l'Appenin sul dosso, e l'Oceano
nel vasto grembo quante arene accoglie,
diria quante stoltitie il Cortegiano,
standogli sempre con gli sproni al fianco,
da la quiete fan correr lontano.
Tali e tante si mostrano, che al manco
ne saria mille volte a questa etade
Heraclito e Democrito già stanco.
Chi dal riposo e da la libertade
più si allontana, più d'ogni altro è stolto,
potendo gir per tante e varie strade.
Essendo adunque il cortegian rivolto
a seguir servitù sempre e fatica,
e scolpito il pentir portando in volto,
più stolto è necessario che si dica
d'ogni altro il cortegian, cui la quiete,
cui tanto appar la libertà nemica.
Da questo suo menar l'hore inquiete,
dal coltivar, dal seminar la sabbia,
consideriam qual frutto al fin si miete,
e vedrem chiaro ch'altro che una gabbia
non è la corte, e chi vi sta rinchiuso
di disperation more e di rabbia.
Un sol fra tanti che salito in suso
si vede gli occhi a sé d'ogni altro tira,
ma non per questo il cortegiano escuso,
che se ben fisso con san'occhio mira
vedrà quel grande sì felice in vista
che dentro più di lui geme e sospira.
Sete d'impero ogni hor l'ange e l'attrista
e l'avaritia ogni hor gli rode il seno,
con mille vani e rei dissegni mista.
Ma posto anchor che in ogni parte a pieno
fosse felice, il fior saria, c'ho detto,
ad un soffio sparir più che il baleno.
E sì spesso di ciò veggiam l'effetto,
che senza far più sillogismo in rima
sarete il tutto a confirmar constretto.
Ma per non cominciar fin da la prima
età di Nino a dir quanti fur, d'ostro
adorni, alzati de la rota in cima;
diciam sol di color che al tempo nostro
visti di Pietro habbiam ne l'alto seggio
tener le chiavi del superno chiostro.
Un Clemente e due Pauli, ohimé, non veggio,
né Giulio, né Marcello, o che spariro
tutti ad un soffio, o ch'io sogno e vaneggio.
E se da quei due grandi antichi usciro
lagrime e riso per fatti sì vani,
risponderò dopo sì lungo giro,
se fian da noi pesati, come humani
che siam semplicemente, nulla importa
riso o pianto, ma come christiani
debbiam Christo imitar, ch'è nostra scorta.