XXVI.

By Giuseppe Parini

Quell'io che già con lungo amaro carme

Amor derisi, e il suo regno potente;

E tutta osai chiamar l'Itala gente

Col mio riso maligno ad ascoltarme;

Or sento anch'io sotto a le indomit'arme

Tra la folla del popolo imminente

Dietro a le rote del gran carro lente

Dall'offeso tiranno strascinarme.

Ognun per osservar l'infame multa

Preme urta e grida al suo propinquo: è quei;

E il beffator comun beffa ed insulta.

Io scornato abbassando gli occhi rei

Seguo il mio fato; e il fier nemico esulta.

Imparate a deridere gli Dei.