XXVI
Non tien Minos in Dite alma sì ria
condannata in alcun de' nove giri,
sì carca e 'mportunata di martiri
per giugner morte al suo buon penter pria,
ch'i' non la invidi, e parmi ch'ella sia
fra rose, gigli, carbonchi e zaffiri
verso di me, che, dove io pensi o miri,
veggo colei, ch'a lagrimar ne 'nvia.
Ella sol per mio strazio al mondo nacque,
gelida, cruda, disdegnosa e fera,
che volto non cangiò giammai, né voglia.
Certo più non disira i pomi e l'acque
el misero compagno di Megera,
che io fo morte, per uscir di doglia.