XXVI

By Mariotto Davanzati

Non tien Minos in Dite alma sì ria

condannata in alcun de' nove giri,

sì carca e 'mportunata di martiri

per giugner morte al suo buon penter pria,

ch'i' non la invidi, e parmi ch'ella sia

fra rose, gigli, carbonchi e zaffiri

verso di me, che, dove io pensi o miri,

veggo colei, ch'a lagrimar ne 'nvia.

Ella sol per mio strazio al mondo nacque,

gelida, cruda, disdegnosa e fera,

che volto non cangiò giammai, né voglia.

Certo più non disira i pomi e l'acque

el misero compagno di Megera,

che io fo morte, per uscir di doglia.