XXVI
Sopra le belle sponde
De l'umil Brenta un giorno
Vidi seder d'un verde faggio all'ombra
Tirsi, di nuove fronde
Cinto le chiome intorno;
E per scemar l'ardor che 'l cor gl'ingombra
Rivolto a' dolci venti
Gl'udi' cantar quest'amorosi accenti.
Ferma, Favonio, i passi,
Con cui seguir t'affretti
La bella Flora, che ti fugge inanti,
E con l'arene e sassi
Quello ch'Amor mi detti,
I sospir dolci, e gl'angosciosi pianti,
Se mai alcuna volta
Fu pietà in te, pietosamente ascolta,
Ch'udrai del mio bel sole
Della mia cetra al suono
Le bellezze cantar, la gloria e 'l nome,
Et io queste viole,
Questi bei fior te dono,
Che per farne corona alle mie chiome
Al giugner dell'Aurora
Colsi nel grembo alla tua cara Flora:
Come l'uliva il faggio,
E gl'altri fiori il giglio
Avanze, e come il sole ogni altra stella,
Così col vivo raggio,
E col bianco e vermiglio
Delle sue guancie la mia Ninfa bella
Avanza ogn'altra donna,
O nuda in fonte, o cacciatrice in gonna.
Perché la Ninfa mia,
Qualor d'un vivo fonte
Alza il bel viso, e le sue luci chiare,
Par veramente sia
Il sol, quando la fronte
Leva, tornando a noi, del negro mare,
Ch'egli i bei fiori, e questa
Nel petto mio l'antiche fiamme desta;
Qualor d'un verde alloro
Alla bella ombra siede,
E in mezzo de' suoi can secura dorme,
Marte, ch'a' bei crin d'oro
La terza stella crede,
Che d'Adon segua inamorata l'orme,
Geloso la rimira,
E dentro al suo pensier seco sospira.
Quando in soavi note
Mandar la voce fore
Con gl'augeletti, e con Amor ascolto,
Con tal suon mi percuote
L'ingorde orecchie e 'l core
Ch'ogni basso pensiero indi m'è tolto,
Et odo aggiunto a queste
Il dolce suon dell'armonia celeste.
Quanta dolcezza tocchi
Il cor, quanto felice
Quella partendo sia, non potrà dirsi;
Quando pietosa gl'occhi
In me rivolge, e dice:
“Resta felice, o dolce amato Tirsi”,
Menalca, allor comprendo
Qual fosse Filli tua da te partendo.
O dolce patrio fiume,
Come ten vai giocondo,
Come lucide mostri e pure l'acque,
Qualor quel vivo lume
Che par non have al mondo
Si specchia in te, quel ch'a me tanto piacque,
Che ne' miei versi chiamo,
E dentro al petto onoro, inchino, et amo.
Vedrò quel sol levarsi,
Che ritornar mi debbe
Alle fiorite mie toscane rive?
Ove io cantai et arsi,
Ove mia fiamma crebbe,
Ove mia Ninfa si riposa e vive,
Ove a' dì chiari e foschi
Fioretta risonar faceva i boschi?
Quanti sospiri e versi
E quante voci indarno
Accordi al suon della selvaggia cetra,
Quante lagrime versi
Odalo il mio bel Arno,
Odalo, o mia canzon, l'empia mia pietra,
E le serene luci
Ch'a la strada d'Amor mi furon duci.