XXVII – Alamanni
Grande il cavallo, e di misura adorna
Esser tutto devria, quadrato e lungo:
Levato il collo; e dove al petto aggiunge,
Ricco e formoso; e s'assottiglie in alto.
Sia breve il capo, e s'assomiglie al serpe:
Corte l'acute orecchie, e largo e piano
Sia l'occhio e lieto, non intorno cavo:
Grandi e gonfiate le fumose nari.
Sia squarciata la bocca, e raro il crino;
Doppio, eguale, spianato e dritto il dorso;
L'ampia groppa spaziosa; il petto aperto;
Ben carnose le coscie, e stretto il ventre.
Sian nervose le gambe, asciutte e grosse;
Alta l'unghia, sonante, cava e dura;
Corto il tallon, che non si pieghi a terra:
Sia ritondo il ginocchio: e sia la coda
Larga, crespa, setosa, e giunta a l'anche;
Né fatica o timor la smuova in alto.
Poi del vario vestir, quello è più in pregio
Tra i miglior cavalier, che più risembra
A la nuova castagna, allor che saglie
Da l'albergo spinoso, e 'n terra cade,
A gli alpestri animai matura preda:
Pur che tutte le chiome, e 'l piede in basso
Al più fosco color più sieno appresso.
Poi levi alte le gambe, e 'l passo snodi
Vago, snello e leggier. La testa alquanto
Dal drittissimo collo in arco pieghi;
E sia ferma ad ognor: ma l'occhio e 'l guardo
Sempre lieto e leggiadro intorno giri:
E rimordendo il fren di spuma imbianchi.
Al fuggir, al tornar sinistro e destro,
Come quasi il pensier sia pronto e leve.
Poscia al fero sonar di trombe e d'arme
Si svegli e 'nnalzi, e non ritruove posa,
Ma con mille segnai s'acconci a guerra.
Nol ritenga nel corso o fosso o varco
Contro al voler già mai del suo signore;
Non gli dia tema, ove il bisogno sproni,
Minaccioso il torrente, o fiume, o stagno;
Non con la rabbia sua Nettuno istesso:
Nol spaventi romor presso o lontano
D'improvviso cader di tronco o pietra;
Non quell'orrendo tuon, che s'assimiglia
Al fero fulminar di Giove in alto,
Di quell'arme fatal, che mostra aperto
Quanto sia più d'ogni altro il secol nostro
Già per mille cagion là su nemico.