XXVII

By Ascanio Pignatelli

Le man, che ricche di sì chiare prede

Son de le glorie sue ministre altere,

Di tante offese, ond' ei mi lega, e fere,

Quasi in dolce vendetta, Amor mi diede;

Lasso, mentr' ivi il cor l' incendio crede

Spegner de le sue fiamme ardenti e fiere,

Entro al rimedio suo languisce, e pere,

Né più noce l' ardor, che la mercede;

Allor ch' alta dolcezza ebro ne sugge,

Deh com' incauto un maggior foco accende,

E beve il rio velen, che lo distrugge:

Misero, ch' egualmente Amor m' offende

Pietoso, e crudo, e dal piacer, che fugge

Veloce e lieve, eterno il mal dipende.