XXVII

By Giuseppe Parini

Sciogli, Fillide, il crin e meco t'ungi

d'esto liquor, che nelle man ti spargo;

poi quest'osso più stretto a quel più largo,

che d'uom son, con le verbene aggiungi.

Indi accendi l'altar dal rio non lungi

che lento va tra l'uno e l'altro margo:

e mentre io d'acqua il sacro altar cospargo,

a questa cerea immago il cor tu pungi.

Ecco, l'ombre d'Averno al sacro loco

vengon scotendo l'atre faci; e 'l sole

per lo fumo s'oscura a poco a poco.

Tu non temer; ma di' queste parole:

— La pace che tra loro han l'acqua e 'l foco

abbian gli amanti ancor Licida e Iole. —