XXVII

By Giusto de' Conti

Un crudo immaginar pien di mercede,

Dipinto in gli occhi vaghi che m'han morto,

Mia vita strugge sì, che al fin m'ha scorto,

Et per più doglia il mio martir non crede:

Sa ben come ardo disiando, et vede

Che fra speranze mi consumo a torto:

Ne basta, in farlo di mie doglie accorto,

Della mia vita acerba tanta fede.

Ma lasso di mia morte mille carte

Ne son già scritte, e il suon de' miei lamenti

Fino alle stelle temo omai rimbomba:

Né già m'assolve in tutto dai miei stenti,

Né mi perdona le mie colpe in parte

Questa innocente et candida Colomba.