XXVII
Del ciel discese un falcon pellegrino
sol per far del mio core al mondo prede,
e, quel ghermito nel suo destro piede,
sen volò presto in sun un alto pino.
Sembra la piuma sua argento fino;
ivi si sta, e per chiamar non riede,
né pianger valmi o dimandar merzede;
né difender si può da tal destino,
Onde gli spirti miei, che del lor duce
si veggon privi e soli in carcer tetro,
priegan pur l'alma che 'l lor duol raccorte.
Ella già per tornarsi all'alta luce
più volte è mossa, e poi ritorna indietro:
tant'è iniqua e disforme la mia sorte!