XXVII

By Pietro Metastasio

Destatevi, o pastori, ecco il mattino.

Del ciel gli azzurri campi

L'alba già imbianca; e l'aria e il suol l'aurora

Con gigli e rose infiora.

Già sul colle vicino

Le cacciatrici ninfe

Affrettano del dì la messaggiera,

Impazienti della sua dimora,

E voi dormite ancora?

Provan già gli archi e pronte

Tese han le reti appo la selva e il fonte

Nerea, Fiorilla e Clori;

Destatevi, o pastori...

Ma destomi... ah vaneggio! dalla mia

Solitaria capanna

Sol l'infelice mia mandra riveggio;

E soffro la crudel guerra che fanno

Nel mio deluso core

Perduta libertade, Amor tiranno.

Ne' campi e nelle selve

Seguivo già le belve,

Pascevo il gregge ancor

Libero pastorel,

Libero cacciator;

Ora non son più quello:

Perdei la libertà.

E quel ch'è peggio, oh Dio!

Come se il mio tormento

Colpa non sia di lei,

Mostrare al mio lamento

Clori non vuol pietà.

Tornerò fra le gregge

All'afflizione ed al silenzio in preda;

Poi delle fiere in traccia

Qual disperato per alpestri selve

Imprenderò la perigliosa caccia;

E senza tema, qual chi morte aspetta,

Su le rabbiose più feroci belve

D'una belva crudel farò vendetta;

Griderò forsennato,

E ovunque volga i furiosi passi

Dirò: ‘D'ingrato amor quest'è l'effetto:

E se a pietà non mossi un bianco petto,

A pietà mossi almeno i tronchi, i sassi.’

Empia, e allor che mia morte al fin saprai,

Vieni e, sul tronco d'una quercia annosa,

Al cui piè giacerò, tu leggerai:

‘Silvio, amante disperato,

Sfortunato cacciatore,

Infelice pastorello,

Per un core senza amore

Pure al fin cedendo al fato

Qui per sempre riposò.

Pastorelli, cacciatori,

Che passate ov'egli giace,

Gli augurate quella pace

Che la perfida sua Clori

Gli promise e gli mancò.’