XXVII

By Scipione Errico

Marte gentil, che dal bel viso fuori

Lume d'alta beltà vibri e saetti,

Tu cingi il brando, e con ordigni eletti

Splende il bel pomo suo d'aurei lavori.

Con aureo strale in vaghi e dolci ardori

Usa ferire il cieco Nume i petti;

Con aurea spada tu garzon alletti,

D'amoroso desio ferendo i cori.

Già per sì degne, e placide ferite,

Corrono a stuol con desiose penne

A la spada gentil l'alme invaghite.

Chi sa se il pomo d'oro è quel ch'ottenne

Vener tua madre in quella antica lite,

Vago Cupido, e poscia tuo divenne?