XXVII

By Auteur inconnu

Al gufo, al gufo, uccegli

di varie ragioni,

cornacchie e corbacchioni

diferenziati e begli!

Il gufo par che sia

un uccellaccio sciocco – qualche balocco

ha ’ntorno tuttavia

per dargli ricadia;

e ognun gracchia: – il corbo e la cornacchia,

ghiandaie e gazze,

bestiazze pazze:

e’ c’è gufoni – di tante ragioni.

Ognun corra a vedergli!

Tal si crede uccellare

che rimane uccellato: – tutto ’mpaniato

che non si può spaniare.

O che bisogna fare?

La bella frasconaia – e la ghiandaia

non vi rimane:

o mente vane

con poco sale: – il gufo il carnasciale

che gufa gli altri uccegli.

Non sie nessun che abbia

ammirazion di noi – perché da voi

abbiamo impreso in gabbia;

e chi non ha non abbia

da pascer l’appetito; – chi è schernito

abbisi il danno;

gli ucce’ non vanno

sì come noi in sella – né han sí bella

la lor coda gli agnegli.

Donne, questo gufaccio

ha una bella coda – larga e soda:

e dàgli grande impaccio

chi avessi uno straccio

da coprignene un poco: – fare’buon gioco

che piacerebbe

ch’ognun vorrebbe

ricoprignene poi – così a noi

perché l’abbiàn con egli.