XXVIII
Da che si desta in oriente il sole
Finché si corca, e da che lascia il mondo
In guardia de le stelle, finché il giorno
Dà commiato a loro ed alla luna,
Correndo l'ampio mar di seno in seno,
Versan quest'occhi tristi, onde sopr'onde!
Non solco mar ch'aggia sì amare l'onde,
Se ben le rompo ove più coce il sole,
Com'è l'amor, ch'io spargo in ciascun seno;
Mentre non d'ôr bramoso giro il mondo,
Ma vago di veder sotto la luna
S'uom più miser di me trovasi un giorno.
Non perché io vada ad incontrar il giorno,
Sì lieto il vedo, e bello uscir dall'onde,
Che mi rallegri, o piaccia, anzi la luna
Scema dei miei martir vie più, che il sole:
Perché del ben, ch'or non può darmi il mondo,
Non so che scorgo a lei talor nel seno.
Quand'io mi volgo a dietro, e veggo in seno
A Teti andarsene a morire il giorno,
Allor comincia ad aggradirmi il mondo;
Allor l'aurora mia vien fuor da l'onde,
E dico: a questo tempo il mio bel sole
Mira com'io nel volto della luna?
Non amò mai Endimion la luna,
Quando più lieto se la strinse in seno,
Come fo io, poco da poi che il sole
Entra nel mare e se ne porta il giorno;
Che mentre ella si specchia sopra l'onde
Io miro in lei, sì che obblio quasi il mondo.
E dicole: o second'occhio del mondo,
Primiero in quanto ai miei, candida luna,
Se quando io posi il vago pie' su l'onde
La fede non fuggì da l'altrui seno,
Or so ben io, perché sparito è il giorno;
Che i raggi ti fan bella del mio sole.
Questa è l'ora, che i raggi di quel sole,
Che presso e lungi mi rischiara il giorno,
Nel tuo bel volto, mi promiser giorno;
E perché il parlar tuo, o cara luna,
Agguaglie il pianto, che m'ondeggia in seno,
Crescon le note come crescon l'onde.
Quant'aria, lasso, e quanti campi d'onde
M'allontanan dagli occhi del mio sole!
Quanto son lunge dal beato seno,
Che inonda il bel terren, gemma del mondo,
Due volte hai piene le tue corna, o luna,
Da poi che agli occhi miei si estinse il giorno.
Mai non vidi ora, né vedrò di giorno,
Calchi pur tutte là, ove e' nasce, l'onde,
Se non quel poco che mi dà la luna,
Quando è celato in occidente il sole;
Quell'ora ha luce, ond'io il distingua al mondo
Da ogni altro tempo ha per me negro il seno.
O sovra ogn'altro avventuroso seno,
Quando vedrò scender dal ciel quel giorno,
Che stanco di cercar tanto del mondo
Lasci la prora nelle tue bell'onde;
E preso eterno porto, il mio bel sole
Veda a tutt'ore, o splenda, o no la luna?
Troppo mentre ch'io parlo, o vaga luna,
Ti aggrada di Pluton l'orrido seno:
Vedi quant'ha, che si nascose il sole,
Ed a quest'occhi ancor non apri il giorno,
Deh vieni a biancheggiar su le chiare onde,
Rallegra a me, con la tua fronte, il mondo.
Occhi, per cui arder mi vede il mondo,
Ecco, che muove ai prieghi miei la luna:
Mirate voi da terra, ed io da l'onde
Aprire del pensier l'eterno seno;
E come io sono in voi la notte, il giorno
Siate in me voi sol al cader del sole.
Se mai, o sole, amando, hai corso il mondo,
Poiché fa giorno agli occhi miei la luna,
Còrcati tosto in seno alle salse onde.