XXVIII

By Pietro Metastasio

Oh se fosse il mio core

In libertà d'usar teneri affetti,

Vostri pallidi aspetti,

Vostri sospiri, e le querele e i pianti

Potrian sperar pietà, miseri amanti!

Ma de' verdi anni miei

Nel più bel fior se cieco amor m'accese,

Se il cor non si difese

Da un guardo feritor che aprì le piaghe,

Se due pupille vaghe

M'accesero nel sen fiamma vorace,

Altri amar non poss'io, datevi pace.

Se lusinga il labbro e il ciglio

A dispetto del mio core

Si fan rei di crudeltà.

Né sottrar posso al periglio

Per voler d'antico amore

Chi mi chiede almen pietà.

Mi fa barbara e ingrata

L'istesso Amor che gli altri cori accende;

Ma spietata mi rende,

Perché tutta mi vuol dell'idol mio.

Or se amar non poss'io,

E senza colpa mia vi son crudele,

Amanti, le querele

Contro di lui volgete,

E più saggi credete

Che per me, quando Amor fiero v'affanna,

Vi promette contenti e poi v'inganna.

Sento pietade,

Non son crudele,

Non sono ingrata,

Ma son legata,

Incatenata

Da un altro amor.

L'altrui querele

Pietà mi fanno;

Ma ristorarvi

Di tanto affanno

Troppo fedele

Non può il mio cor.