XXXI
Asino mio, i' son condotto a tale
ch'un piccol favillar d'un ferro vecchio
mi farebbe fuggir di qui a Fucecchio,
bench'io non tenga in casa l'orinale.
Io ho duo capi e l'uno e l'altro ha male,
e posso ben guardargli di sottecchio,
che, quanto più di là, di qua gli specchio,
se l'uno è rotto e l'altro poco vale.
E per sedere io ho fiancato un'anca;
non vo' che tu mi creda ella mi crocchi,
ch'i' non so s'ell'è ritta o s'ell'è manca.
I' mi sto 'n casa come capi sciocchi,
mangiando pan con latte, e mona Bianca
si mangia pien d'anguille e di ranocchi.
Pensa, se credi fiocchi
un erpice forato, un occhio bieco
sì mi fa guerra e liti ancor con seco.