XXXI
Que' begli occhi leggiadri, che Amor fanno
potere e non poter, come a lor piace,
m'han fatto e fanno odiar sì la mia pace,
che la reputo pel mio primo affanno;
né, perch'io pensi al mio eterno danno
e al tempo volatile e fugace,
alla speranza ria, vana e fallace,
m'accorgo ancor del manifesto inganno.
Ma vo seguendo il mio fatal destino;
né resterò, se già madonna o morte
non mi facessin torcere il cammino.
L'ore della mia vita o lunghe o corte
a lei consecrate ho, perché 'l meschino
cor non ha dove altrove si conforte.