XXXI

By Auteur inconnu

Donne, no’ siàn cavadenti

nel mestier molto prudenti.

Abbiàn ferri duri e grossi,

e de’ torti e de’ diritti,

e facciángli spesso rossi

quando son per forza fitti;

quando fuor di bocca il gitti,

n’escon tutti sanguinenti.

Sonci certe fanciullette,

che non basta loro ’l core:

ma pur quando altri gnel’ mette,

stuzzicando con amore,

le non fan troppo romore,

anco stanno pazienti.

Troviàn certi mascellari

ch’a vedere non paion guasti,

son di fuor puliti e chiari:

ma po’ quando tu gli tasti,

stuzzicar non par che basti,

convien pur far altrimenti.

Chi v’ha drento pizzicore,

no’ abbiàn per donne grosse

un’unzion che ma’ ’l migliore:

olio ch’è di fave rosse;

donne, siate a questo mosse:

n’abbiam dato a piú di venti.

No’ abbiàn, chi ne volessi,

per que’ denti magagnati

un’unzion: chi vel mettessi,

gli are’ tutti sanicati:

olio di nerbi tirati;

chi ne vuol, qui s’appresenti.

Mai sí che, quand’e’ piove,

no’ faccián mal volentieri

con vo’, donne, simil prove.

Sappiàn far di piú mestieri.

No’ andiàn dreto a’ barbieri

che ci avvìon molte genti.