XXXII – G. Stampa
Il cor verrebbe teco
Nel tuo partir, Signore;
S'egli fosse più meco
poi che con gli occhi tuoi mi prese Amore.
Dunque verranno teco i sospir miei;
Che sol mi son restati
Fidi compagni e grati;
E le voci e gli omei.
E se vedrai mancarti la lor scorta,
Pensa ch'io sarò morta.