XXXII

By Agnolo Firenzuola

Donna, ch'io v'ami ormai voi sète chiara;

Ch'i' vi lodi, i miei inchiostri ne fan fede;

E ch'io vi adori, tutto Prato il vede.

Ma s'io non vengo il giorno a 'ntrattenervi

Su l'uscio vostro, come io solea fare,

Non è che in me sie mancato l'ardore

Di piacervi mai sempre e di vedervi:

Ché le vostre bellezze al mondo rare

D'ogni fredd'uom accenderieno il core,

Non che 'l mio, che per voi sol mi fu dato.

Ma questo e quel da invidia stimolato

Procaccia ognor che voi mi diate bando

Del vostro gregge: ond'io, ciò sospettando,

Ho mostro di volerne

Scendere, e sonne sceso, non volendo

Esser per forza altrui fatto caderne.

Non di men se vi piace che talore

Per passar tempo vosco stia sedendo

Il dì due o tre ore,

Eccomi al piacer vostro,

Donna, del secol nostro

La più bella, più vaga, e la più cara.