XXXII

By Francesco Bolognetti

Signor Camillo, è forza ch'io mi sfoghi,

non mi terriano i ceppi o le catene,

non mille pire accese o mille roghi.

Io mi ritrovo in guisa haver le vene

gonfie di sdegno e il petto d'humor pieno,

ch'evacuarlo a forza mi conviene.

Sapete che l'humor spesso in veneno

si cangia, e spesso inarborar si suole

destrier, se a quel non si rallenta il freno.

Ma ne l'aprir la bocca, le parole

dove andaran no so, ben so ch'ogni hora

la lingua tocca dove il dente dole.

Non pur Bologna tutta e dentro e fuora

l'oltraggio fatto a lei sa manifesto,

ma tutta Roma e forse Italia anchora.

Grave a me questa ingiuria, e saria questo

torto, c'hora sostien la città nostra,

in persona d'ogniun duro e molesto.

Ma che ciò sia ne la persona vostra

caduto, ogni hor pensando al grave torto,

più palese l'ingiuria mi si mostra.

Per ciò tal peso insopportabil porto

su gli homeri, e tal doglia ogni hor mi move

a sospirar, ch'io son senza conforto.

S'alcun detto m'havesse: “a trentanove

di voi tosto sarà gran torto fatto,

misto con onte inusitate e nuove”,

tra me pensando havrei conchiuso, ch'atto

fosse ogniun stato a ciò, voi solo eccetto,

che fuor vi havrei del vaticinio tratto,

sapendo non regnar nel vostro petto

se non desio, che a l'honor tutto è volto,

con pensier grave in ogni parte e retto.

E che non puote in voi poco, né molto

odio, sdegno, avaritia, e che ogni hor fuori

qual dentro habbiate il cor mostrate in volto.

Quel, che deriva dai superiori,

non biasmo, anzi a lodar disposto sono,

che mai commetter quei non ponno errori.

L'animo regna in lor sincero e buono,

giusto e perfetto il cor, pura la mente,

d'essi punto però non vi ragiono.

Di quei vuo' dirvi alquanto solamente,

che di livor, d'invidia e d'odio pieni

nacquero al mondo per crucciar la gente.

Non ceppi mai costor, non gioghi, o freni

dal nuocer ritrarrìan, poi che tempeste

fanno a lor stessi de gli altrui sereni.

Ma non saprei già nominarvi queste

genti maligne et invìde, che tanto

sono al riposo altrui sempre moleste.

E come il mal lor bene appaia, quanto

fan peggio in urtar sempre hor questo, hor quello,

tra i lor compagni se ne dan più vanto.

Lambiccando mi vo spesso il cervello,

per ritovar, né posso, la cagione,

che in questo stato mio né buon, né bello,

ma degno affatto di compassione,

da cure e da travagli circondato,

m'habbiano invidia queste tai persone.

Mattina e sera haver mi trovo a lato

nove figliuole, a squadre horrende, a schiere

da far che resti Alcide spaventato.

Non vi par che ciò basti, onde vedere

chiaro si possa, ch'io la notte e il giorno

rimango oppresso in tante aspre maniere?

Di voi non è gran cosa, che d'intorno

illustrissimo splende il fratel vostro

di porpora e di bisso e d'ostro adorno,

anchor che in lui porpora e bisso et ostro

sian la minor chiarezza, ond'egli rende

illustre al par d'ogni altro il secol nostro.

Tanta e sì chiara in lui virtù risplende,

che gli ostri adombra, e gli honorati vanni

spiega sì, che il suo nome al cielo ascende.

Questo io più stimo che i purpurei panni,

più che la stola o candida, o vermiglia,

che se ne van col trapassar de gli anni.

Messer Camillo adunque, maraviglia

non è, che invidia a voi portata sia,

splendendo intorno mille e mille miglia.

Ma che al basso mio stato, e che a la mia

debil condition quest'empia setta

pur guardi altera in me la fantasia,

però disposto son farne vendetta

tosto ch'io possa; che a ciascuno offeso

sol piace il vendicarsi e sol diletta.

Tutta la notte e tutto il giorno inteso

a questo son, che il cor mi punge e preme,

per scaricarmi di sì grave peso.

Questo rispetto con molti altri insieme

mi tien la mente a vendicarmi volta,

e tosto haverne occasione ho speme.

La vendetta sarà come altra volta

vi dissi a caso in ragionar per strada,

seguendo il corso fra gran turba e folta.

Mai non voglio adoprar coltel, né spada,

né qual fier serpe con furore immenso,

cui troppo sempre il sangue sparso aggrada.

Questo desir sì di vendetta intenso

sarà com'huomo in me, non come fera,

seguendo la ragion, scacciando il senso.

Per diffinir che cosa sia la vera

vendetta, altro non è, che far pentire

chi pria t'offese, con qualche maniera;

quel c'hebbe una guanciata, di ferire

cerca l'autor, percuote altri la faccia

di chi mentillo, onde più crescon l'ire.

Per modo alcun non lodo, che si faccia

come pantere, orsi, o leoni fanno,

o tigre alhor che agnel timido straccia.

Per gratia special gli huomini, c'hanno

la ragione da Dio, nel far vendette

le belve e i mostri adunque imiteranno?

De l'huom le spade e gli archi e le saette

Messer Camillo siano i benefici,

con quei di vendicarsi ogni un s'affrette.

Con quei color, che pria v'eran nemici,

visto il proceder nostro sì cortese

verso di lor, ne diveranno amici,

e pronti sempre havran le menti accese

di satisfarci, divenuti humani,

e già pentiti de le fatte offese.

E questo a tutti gli huomini, o Marani

può dirsi, o Turchi, o Saraceni, o Persi,

da la religion vera lontani.

Ma più si puote a noi, perché in diversi

modi cel mostra Christo Salvatore

perdonando ai Giudei crudi e perversi,

che a Lui pur dianzi colmi di furore

forato il capo con pungenti spine,

e mani e piedi havean traffitti e core.

E quelle membra sue, parte divine,

e parte humane, con obbrobrio e scorno

percosse gli empii e coronato il crine,

nondimen colmo d'alto affetto interno,

volgendo gli occhi al Ciel, con gran pietade

pregò per loro il sommo Padre eterno.

Per queste adunque, e non per altre strade,

seguir debbiam Giesù verace Dio,

ch'altro non vuol da noi che caritade.

Quest'è l'opinion precisa, ch'io

tenni sempre d'intorno al vendicarse,

e spero anco esser voi del parer mio.

Per le calunnie rie contra me sparse

pur dianzi fur (sì crebbero pian piano)

Roma e Bologna nel capirle scarse.

Dir folle, e grido falso e romor vano

perch'io con tutti quei de la mia scola

men vo da tal sospittion lontano.

Se un popol tutto una cervice sola

havesse, alhor potea con ardimento

dirgli: “o fratel tu menti per la gola”,

ma visto haverne mille volte cento,

e visto anchor, che tai calunnie false

per l'aria un pezzo se le porta il vento,

e che sommerse al fin ne l'onde salse,

in far che alcuna più si emerga e scopra

mendace lingua mai tanto non valse;

e visto chiaramente anchor, per opra

tua giusto Iddio, ch'ogni hor mi porgi aita,

la verità restar sempre disopra,

anchor che dentro al cor doglia infinita

m'affligga, onde maggior, né tanta parmi

d'haver giamai provato a la mia vita

ho conchiuso però di vendicarmi

coi benefici, e mai contra d'alcuno

non voglio usar (sia chi si voglia) altr'armi.

S'io mai saprò tardi, o per tempo, ch'uno,

o più, sian primi stati a gir spargendo

tai ciancie e tante in fra il vulgo importuno;

se ben facil, mi fosse, io non intendo

di farne mai vendetta, almen nel modo,

che spesso in altri e con ragion riprendo.

Tra me d'haver questo pensier mi godo,

e quel Dio, che me l'ha nel petto infuso,

devotamente ogni hor ringratio e lodo.

Signor Camillo adunque io v'ho conchiuso,

che gli huomini chiamati rationali

fuggir devrian quest'empio antico abuso,

né come draghi, o brutti altri animali

vendetta far di ricevuta ingiuria,

cosa che apporta sol ruine e mali,

degna non d'huom, ma d'implacabil Furia.