XXXII
Arsi; e non pur la verde stagion fresca
di quest'anno mio breve, Amor, ti diedi,
ma del maturo tempo anco gran parte:
libertà cheggio, e tu m'assali e fiedi,
com'uom ch'anzi 'l suo dì del carcer esca;
né prego valmi, o fuga, o forza, od arte.
Deh qual sarà per me secura parte?
qual folta selva in alpe, o scoglio in onda
chiuso fia, che m'asconda?
e da quelle armi, ch'io pavento e tremo,
de la mia vita affidi almen l'estremo?
Ben debb'io paventar quelle crude armi
che mille volte il cor m'hanno reciso,
né contra lor fin qui trovato ho schermo
altro che tosto pallido e conquiso
con roca voce umil vinto chiamarmi.
Or che la chioma ho varia, e 'l fianco infermo,
cercando vo selvaggio loco ed ermo,
ov'io ricovri, fuor de la tua mano:
ché 'l più seguirti è vano,
né fra la turba tua pronta e leggera
zoppo cursore omai vittoria spera.
Ma, lasso me, per le deserte arene,
per questo paludoso instabil campo,
hanno i ministri tuoi trovato il calle;
ch'i' riconosco di tua face il lampo
e 'l suon de l'arco, ch'a piagar mi vène:
né l'onda valmi, o 'l giel di questa valle,
né 'l segno è duro, né l'arcier mai falle.
Ma perch'età cangiando, ogni valore
così smarrito ha 'l core
com'erba sua virtù per tempo perde,
secca è la speme, e 'l desio solo è verde.
Rigido già di bella donna aspetto
pregar tremando e lacrimando volli,
e talor ritrovai ruvida benda
voglie e pensier coprir sì dolci e molli,
che la tema e 'l dolor volsi in diletto.
Or chi sarà che mia ragion difenda?
o i miei sospiri intempestivi intenda?
Roca è la voce, e quell'ardire è spento;
e agghiacciarsi sento
e pigro farsi ogni mio senso interno,
com'angue suole in fredda piaggia il verno.
Rendimi il vigor mio, che gli anni avari
tosto m'han tolto, e quella antica forza
che mi fea pronto, e questi capei tingi
nel color primo, che di fuor la scorza
come vinto è quel dentro non dichiari;
e atto a guerra far mi forma e fingi,
e poi tra le tue schiere mi sospingi,
ch'io no 'l recuso, e 'l non poter m'è duolo.
Or nel tuo forte stuolo
che face più guerrer debile e veglio?
Libero farmi il tuo fôra e 'l mio meglio.
Le nubi e 'l gielo e queste nevi sole
de la mia vita, Amor, da me non hai,
e questa al foco tuo contraria bruma:
né grave esser ti dee, che frale omai
lungi da te con l'ali sciolte i' vole.
Però che augello ancor d'inferma piuma
a quella tua, che in un pasce e consuma,
esca fui preso: e ben dee viver franco
antico servo stanco
suo tempo estremo almen là dove sia
cortese e mansueta signoria.
Ma perché Amor consiglio non apprezza,
segui pur mia vaghezza,
breve canzone, e a madonna avante
porta i sospiri di canuto amante.