XXXII

By Giovanni Prati

Porgi, fanciulla mia, porgi le dita,

ché il giorno è mesto agli ebani canori;

e, come malinconica e romita

tortore piagne a la stagion dei fiori,

tu pur, fiso lo sguardo oltre la vita,

piagni a tre corde come son tre cuori:

piangi in questa di Dio lingua infinita,

che s´annunzia immortal, s´anco tu muori.

Ah, non sai, lacrimando in poche note,

quanta parte di ciel manifestarmi

tu, non altri del mondo, unica puoi!

Ché tu divelli da l´eterne rote

la madre tua. Sì veramente parmi

d´averla presso a piangere con noi.