XXXIII
Il dì secondo de la Pentecoste
la sera stetti al Tulliano, dove
si tratta bene e non si paga l'hoste.
Lunedì fu di Maggio a i decinove,
montato a punto era a cavallo in quella,
che a sonar vespro il fraticel si move.
De i Bolognetti miei da la Gabella
è questo Tullian, ch'io dico, stanza
superba, grande, accommodata e bella.
L'altra mattina, come ho sempre usanza
partimmi, a pena in ciel sorta l'aurora,
che sempre il sol di leggierezza avanza,
anchor che scorger non poteasi alhora
perché le nubi dense, e l'aer crasso
non pur quella coprian, ma il sole anchora,
io me n'andai con gran piacere al Sasso,
dov'hebbi messa a la chiesa di sopra,
già detta essendo a la Madonna a basso.
Ma pria quel precipitio, e come scopra,
l'un fiume e l'altro, e poscia anchor guardai
di quella Chiesa e l'artificio e l'opra.
L'Ave Maria poi detta, io me n'andai
a l'altra Chiesa, a cui nel gir si poggia,
a man destra, e la messa ivi ascoltai;
fornita poi la messa, in una loggia
quivi a coperto star convenni alquanto,
mentre dal ciel cadea con tuoni pioggia.
De la famiglia mia mangiar in tanto
staffieri, et alcun'altro, e poi veduto
di nubi il ciel coperto in ogni canto,
di voler gire innanzi risoluto,
il feltro domandai, mutai capello,
quel tempo a più d'un segno conosciuto.
E così tutti stretti in un drapello
sen gimmo, et io che non crescesse il Rheno
tra me medesmo havea sempre martello.
E d'aspre cure a la mi' usanza pieno,
da quelle punto essendo a meraviglia,
pungea il cavallo anch'io, lentando il freno,
talché una parte de la mia famiglia
rimase indietro a forza, sì veloce
passai piovendo quelle diece miglia.
Giunto poi dove il Vergatello ha foce
trovai, che alcun de' miei notari udito
né visto havean di me lettra, né voce,
onde havean già di desinar fornito.
Desinai dunque anch'io, provisto come
poteasi, asciutto in prima e rivestito.
L'altro dì mi lavai poi barba e chiome;
l'altro quel monte così grande ascesi,
che da la forma ovata acquista il nome,
gran piacer quivi a risguardar mi presi
quelle due Chiese antiche, e d'ogni'ntorno
da lunge a rimirar tanti paesi.
Messer' Hercol Lombardi un altro giorno
visitai, ch'era alhora a la sua Pieve,
e più d'un hora fei seco soggiorno.
Sì gentil lo trovai, che mi fu greve
da lui partirmi, e ben per le sue tante
cortesie comendar molto si deve.
La dominica prossima a Labante
andai, che a i venticinque fu di maggio,
dove in pietra cangiarsi udia le piante,
di parte in parte tutto quel selvaggio
loco volsi veder, con quelle grotte,
dove del sol giamai non entra il raggio.
Tanto quivi tardai ch'era di notte
quando al Vergato giunsi e con periglio
cavalcai quelle vie sassose e rotte,
talhor discesi a piedi, e più d'un miglio
per volta fei, con gli occhi a guardar pronti
dove fermassi il pie' chinando il ciglio.
E de le gentilezze di quei monti
al poeta mandai colme due ceste,
per adornarne le sue vaghe fonti.
Più di poi me n'andai cercando hor queste
montagne, hor quelle, havendo in compagnia
molti villani ogni hor, ma più le feste.
Giunsi un dì per sassosa angusta via
a casa d'un, ch'è vostro grande amico,
detto il barba Giovanni da Cavria:
m'imagino che proprio al tempo antico
ne l'età d'or vivesser le persone
come vive costui, c'hora vi dico.
La casa sua con senno e con ragione
governa, e figli, e moglie, in tutto privo
d'ogni disagio e d'ogni ambitione.
Io tengo tanto il viver d'hoggi a schivo,
ch'io mi vuo' ritirar pur che a Dio piaccia,
ch'io sia di qui a diece anni anchora vivo,
l'uccellare, il pescar, l'andare a caccia,
con gli studii saran le mie facende,
così la cura lunge si discaccia.
Chi può farlo, e nol fa, non ben l'intende,
perché a negotiar se diece, o venti
tu servi, un centinaio e più si offende.
Lasciar voglio e i Palazzi, e i Reggimenti
dove l'invidia sempre e l'odio regna,
con le fraudi e l'insidie e i tradimenti;
quivi d'offender l'un, l'altro s'ingegna,
e quel, che meglio sa coprir gli inganni,
persona è detta e più saggia e più degna.
Ma ritorniamo a quel barba Giovanni,
che dentro serba un cor sincero e schietto;
benché fuor cinto sia di rozzi panni.
Veder mi fece un freddo ruscelletto
far cose quivi, che da dotta mano
sembrano fatte di scultor perfetto.
Io ne feci spiccar molte pian piano,
e quel medesmo appresentai pur'anco,
perch'io non fossi quivi stato in vano.
Per tempo a pie' l'altra mattina franco
di Rofeno montai su l'alta rocca,
già divenuto ogni altro anhelo e stanco;
né scrivervi potrei, né dirvi a bocca
la letitia, ch'io n'hebbi e il gran piacere,
che anchor pensando a ciò nel cor mi tocca.
La Trinità non men volsi vedere,
poi col Toledo ogni vicino loco
e di Salvaro anchor le rupi altere,
de la visita il tempo essendo poco
dopo venuto, o Dio come si stette
tutto quel tempo sempre in festa e in gioco,
si dispensaro in tal visita sette
continui giorni, e per noi fur per tutto
le più commode stanze sempre elette.
La prima sera a Gaggio fui condutto
in casa dei Tanari, e in quella sala,
dove ogni galant'huomo ha il suo ridutto,
con lo staio gli scuti, e con la pala
qui si misuran, dove ascender volsi
quell'alta torre e si adoprò la scala.
Al descender poi giù, quand'io rivolsi
indietro gli occhi al precipitio grande
del mio capriccio tacito mi dolsi.
L'altro dì fui là dove in giro spande
Belveder l'ampie braccia, e quivi stei
di letto mal, ma ben poi di vivande
tutto quel, ch'altri havrebbe in cinque o in sei
giorni fatto cercando e dentro e fuori
sì gran Commune, in due giornate io fei.
Qui tende e capre e pecore e pastori
vidi su l'alpi asceso, e la marina,
nuovi arbori e nuov' herbe e nuovi fuori.
A Capugnano andai l'altra mattina,
la sera a Granaglion, dove la gente
per la più parte attende a la rapina;
al Bagno, a Casio, e quindi finalmente
a Castiglione andai, là dove il Conte
Giovanni a caso ritrovai presente.
Quel gentil huomo con le voglie pronte,
ma con gli effetti più lauto m'accolse
a la sua mensa e con gioconda fronte.
La sera al partir poi, quando si tolse
da lui licenza, havendo fatto molto,
d'haver fatto anchor poco si condolse.
Men venni a Casio, e la mattina volto
indietro ritornai dritto al Vergato
da la famiglia mia lieta raccolto,
dove sei giorni, o sette riposato,
me n'andai poscia a por quelle confine
tra gli huomini di Bargi e di Fossato.
E diedi a quella gran contesa fine
onde s'havean tra lor la vita tolta
quelle genti fra lor spesso a decine,
ma questo poi dirovvi un'altra volta.