XXXIII

By Giosue Carducci

Non mai dal ciel ch'io spirai parvolo

ridesti, o Sole, bel nume, splendido

a me, sì come oggi ch'effuso

t'amo per l'ampie vie di Livorno.

Non mai fervesti, Bromio, ne i calici

consolatore saggio e benevolo,

com'oggi ch'io libo a l'amico

pensando i varchi de l'Apennino.

O Sole, o Bromio, date che integri,

non senza amore, non senza cetera,

scendiamo a le placide ombre

—là dov'è Orazio— l'amico ed io.

Ma sorridete gli auguri a i parvoli

che, dolci fiori, la mensa adornano,

la pace a le madri, gli amori

a i baldi giovani e le glorie.