XXXIII

By Niccolò da Correggio

Figgi, lacera, istraccia, ardi e tormenta

questa fragil mia vita, a te pur data;

ma più che me verai perfida e ingrata,

in me manco vedrai la fiama ispenta.

S'io mòro al fin, tu non serai contenta,

ma serà ben la morte a me bëata;

di eterna infamia tu serai biasmata,

essendo tanto al tromentarmi intenta.

Poi, per tenermi in magior pena vivo,

or con un riso, or con un dolce sguardo

la fiama in me con più vigor nutrichi;

e ben che 'l pianger mio facia già un rivo,

non smorza di quel foco, anzi più gli ardo

quanto più di piacermi t'afatichi.