XXXIII

By Pietro Metastasio

E ti par tempo, Eurilla,

Di seguitar le fiere? Ardono i campi

Sotto il raggio celeste: aura non spira

Che infiammata non sia: le fiere istesse

Di qualche ombra ospital corrono in traccia.

Ah per or della caccia

Lascia, lascia il pensier. Le rose, i gigli

Del bel volto d'Eurilla

Mertan cura maggior. Credimi, all'ombra

Di quest'antro selvoso

Meco attendi la notte; e lascia intanto

Che l'indurato a' faticosi studi

Robusto mietitor s'imbruni e sudi.

Qui l'infranta onda che cade,

E da' zefiri è rapita,

Con le fresche sue rugiade

Fa l'erbette verdeggiar.

Qui si desta e si confonde

Dolce suon d'acque e di fronde,

Che ne alletta, che ne invita,

Che ne sforza a riposar.