XXXIII

By Remigio Nannini

Andrà la nave mia solcando l'onde

Di questo mar tra perigliosi scogli,

Come ne scorge la fortuna e 'l vento:

E s'io son lunge da l'amata terra,

Forse ne mostrerà benigna stella

Più sicuro il camin di gire al porto.

S' giungo vivo ad un tranquillo porto,

E veggia un dì men perigliose l'onde,

Mercé dell'alma mia fidata stella,

Prima ch'io rompa in gli amorosi scogli

Io non mi scostarò mai più da terra,

Per lo spirar di non fidato vento.

Spirava a' miei desir propizio il vento,

Quando il mio legno allontanai dal porto,

E mi fu dolce abbandonar la terra,

E più dolce mi fu l'entrar ne l'onde:

Ch'io non credea ch'a sì dubbiosi scogli

Mi fosse guida così chiara stella.

Colpa (lasso) non fu della mia stella,

Ch'io perdessi il camin, ma d'altro vento,

Che mi condusse a non veduti scogli,

Ond'or m'induce a disperare il porto:

Ch'io veggio ognor così turbarsi l'onde

Ch'io temo sempre di non dar in terra.

Scorgo assai spesso di lontan la terra,

E splender chiara la mia fida stella,

Né perciò posso uscir fuor di quest'onde,

Che pur mosse non son da picciol vento:

Ond'io allor ch'andar devrei al porto

Son forzato fermarmi tra gli scogli.

Sarà la vita mia tra gli empi scogli,

Poi che condur non può 'l mio legno a terra,

Né sicuro ritrarmi in qualche porto

Aria serena o lampeggiar di stella:

Che se non empie la mia vela il vento

Io finirò la vita mia tra l'onde.

Esci, canzon, de l'onde, e prega il vento

Che dagli scogli mi rimeni a terra:

Che la mia stella mi richiama al porto.