XXXIII

By Auteur inconnu

Deh! gustate le parole

d’este povere figliuole.

Non prendete ammirazione

d’esser fuor del munistero:

non fu nostra intenzione

di portar questo vel nero;

sempre avemmo desidero

come l’altre esser ornate;

quest’è quel che piú ci duole.

Siamo state in penitenza,

in digiuni e in affanni;

avam poca conoscenza

quand’entrammo in questi panni:

or che siam mature d’anni,

conosciamo il nostr’errore,

e sentiànci ardere ’l core

d’altro caldo che di sole.

Quanto son grievi tormenti

alle pover’ monacelle

a veder tanti ornamenti

di quest’altre dame belle!

E le penson a vedelle:

«I’ sare’ così anch’io!

Maladisco il padre mio

che così tener mi vuole!»

Quante monache sacrate

maladiscon notte e giorno

chi ’n tal loco l’ha menate

e piangendo van attorno!

Orsù, su, non piú soggiorno!

Cerchiàn pur nostra ventura:

a discreder la natura

bisogn’altro che parole.