XXXIV
Se non ch'i' temo per lo 'nquisitore
ben direi che non ci è niun altro inferno
se non provar la povertà di verno,
e spezialmente a chi è goditore.
Già non vi val, a quel cotal valore,
nessuna medicina di Salerno,
ond'io cred'esser tristo in sempiterno
membrando me di cotanto dolore;
Ché, 'n questo verno pessimo passato,
della moneta mi trovai più bianco
che non è l'uovo quel dì che gli è nato.
I' ho provato già il mal del fianco
e giurovi, se non ch'i' sia impiccato,
che povertà di verno m'ha più stanco.
Vengo di vita manco,
per ch'i' non m'ho da poter sostentare,
e son forzato altrui merzé andare.