XXXIV.

By Luigi Tansillo

Dunque dopo tanti anni a dar di morso,

Verme infernal, mi vien' sì crudelmente,

Ch'io creda gir sicur già del tuo dente

Tutto quel che m'avanza del mio corso?

Se non mi manda altrui pietà soccorso,

Temo che morto io ne cadrò repente:

Così il freddo velen, rapidamente

Vago, del cor di vena in vena è corso.

Non spero che virtù d'erbe, o di pietre,

O forza di parole, o man d'uom Marso

Mi sani, o prego altrui scampo m'impetre.

Se vuol ch'io viva, uccida la mia maga,

Che di liquor mortal m'ha tinto e sparso,

Ed unga del suo sangue la mia piaga.