XXXIV

By Niccolò da Correggio

Guardame, Lovico, e volgi in qua

l'occhi devoti, tuto ardente e aceso,

ché sola sum che d'ogni terestro peso

levo la mente a cui il cor mi dà.

Io son colei che mille volte già

da Marte e da Saturno io t'ho difeso,

e s'io non fusse stata in bel paeso,

vedua de ti seria più anni fa.

L'averte ritardato in terra è

per trarte più glorioso poi de sostra

e colocarte in ciel più presso a me:

là su vedremo in compagnia nostra

colui che per mio amor quest'opra fe',

che quasi viva qui me te dimostra.