XXXIX – Marmitta

By Giacomo Leopardi

Ecco il fiorito aprile,

Che scaccia il pigro gelo;

E Zefiro gentile,

Ch'a l'aere oscuro il velo

Di nebbia toglie, e rasserena il cielo.

Cantiam, bifolchi tutti,

L'alma stagione amica,

Che ne promette i frutti

D'ogni nostra fatica,

In questa piaggia dilettosa, aprica:

Ove a noi gli arboscelli,

Scossi da i vaghi Amori,

Spargeranno i capelli

De gli odorati fiori,

Che s'aprono al venir de' nuovi albori.

Voi che del puro fondo

Abitatrici siete

Di queste fonti, il biondo

Crin fuor omai traete:

Ché le vostre acque son tranquille e quete.

Venite, prego, o Dee

Sante, e voi, Dei silvestri,

Oreadi e Napee;

Venite co' canestri:

Satiri, e voi, co' piè veloci e destri.

Tempo è che si ritorni

A i dolci usati balli.

Fuggono i brevi giorni;

E risonar le valli

Fan gli augelletti, tra fior bianchi e gialli.

Quanto diletta e piace

Questa stagion novella!

Però tu, che la face

Spregi d'Amore, o bella

E più che orsa crudel, mia pastorella;

Mentre che primavera

Nel tuo bel viso appare,

Non gir superba e fera:

Ch'a queste dolci e chiare

Verran poi dietro l'ore fosche, amare;

E di tua vita in breve

Porteran seco il verno,

E la pioggia e la neve:

Onde, oh dolor interno!

Te stessa avrai, com'or me lasso, a scherno.