XXXIX

By Giuseppe Parini

Manzon, s'io vedrò mai l'aspro flagello

dell'irata fortuna un dì posarse,

e il cielo che sinor nuvolo apparse,

tornar sopra di me sereno e bello,

udraimi, acceso di furor novello,

versi cantar, e al canto mio placarse

ogni fera crudele, e cheti starse

i fiumi, e a me condurse ogni arboscello.

Ridi? Non sai quanto Anfion poteo

su le pietre tebane e quanto impero

nelle selve di Tracia usava Orfeo?

Ah, così s'ammollisca il destin fiero;

chè quanto il trace e quel teban già feo,

di far tanto, e più ancora, i' non dispero.