XXXIX
Se farmi a te pregion pria non me piacque,
fugendo como ucel l'acuto strale,
escusa a me: tu sai ch'ogni mortale
voluntier fuge morte, in terra o in l'acque.
Questa fu la cason che me dispiacque
venir ne i laci tui, perché il mio male
cognosco certo, ma fugir non vale
a chi soto del ciel per servir nacque.
Io ti videa divina e non umana,
e che una piaga de sì dolci sguardi
non sensa gran fatica mai si sana.
Deh, non più ormai saete e tanti dardi,
ché a un corpo morto ogni ferita è vana:
gran tempo è che m'hai morto, si ben guardi.