XXXIXb

By Antonio Beccari

Caro mio amico, i tua prieghi onesti

in rivestire i drappi di costei

ch'ha tanto perlongato i pensier miei,

prima son dolci e po' tornono agresti.

Quant'è miglior, co' gli dii son molesti,

de l'alta e forte donna istare a' pèi,

che mette l'uomo in compagnia d'i dei,

desmettendo Fortuna e sua molesti.

Perché vo' tu da corromperme l'osse?

Perché vo' tu ch'io non scampi a la torre

che teramoto mai né vento mosse?

A la Speranza assai se pote opporre:

paura è sego in una boglia <e> spesse

volte ella tarda e da le man te n'esce.

Sol è colei vertù che sanza affanno,

ferma, sanza sperar, sie' in su lo scanno.