XXXV. (ii) DISCESA DI CRISTO ALL'INFERNO E AL LIMBO.
Del cieco limbo allor le tenebrose
Si rallegraro taciturne sedi,
E in luce che foriera è d'alte cose
Arder dovunque e fiammeggiar le vedi.
Deste de' padri l'ombre sonnacchiose,
Del ciel promesso non per anco eredi,
Serenando le frondi atre e rugose
Levâr la testa e si rizzaro in piedi.
Fe lieto più d'ogni altro il volto afflitto
Adam, che ancor del serpe iniquo e tristo
Piangea la frode dal dolor trafitto:
Ed esclamò correndo al sen di Cristo:
— Oh bello e fortunato il mio delitto,
Che fe d'un tanto redentor l'acquisto! —