XXXV. (ii) DISCESA DI CRISTO ALL'INFERNO E AL LIMBO.

By Vincenzo Monti

Del cieco limbo allor le tenebrose

Si rallegraro taciturne sedi,

E in luce che foriera è d'alte cose

Arder dovunque e fiammeggiar le vedi.

Deste de' padri l'ombre sonnacchiose,

Del ciel promesso non per anco eredi,

Serenando le frondi atre e rugose

Levâr la testa e si rizzaro in piedi.

Fe lieto più d'ogni altro il volto afflitto

Adam, che ancor del serpe iniquo e tristo

Piangea la frode dal dolor trafitto:

Ed esclamò correndo al sen di Cristo:

— Oh bello e fortunato il mio delitto,

Che fe d'un tanto redentor l'acquisto! —