XXXV

By Agnolo Firenzuola

Quando tu me ed io te riscontrai

Colà dove tu sai,

S'a te strinse la lingua un forte nodo,

Che scioglierla giamai

Non potesti, per dir di quei rosai

Che nel punger fur mèl, nel fiorir guai;

A me la punse un chiodo

Acuto sì, che modo

Per scoprirti il mio ardore,

Né via non ritrovai,

Avenga che pur molte ne tentai:

Ché tal sa fare Amore,

Per impedire i contenti del core

Di chi per lui servir vivendo more.

Ma 'l subito pallore,

Che le guance ti tinse, e quel sospetto,

A sua onta e dispetto

Mi scoperse il pensier ch'avevi in petto:

Ed io tal ti mostrai

Nel fronte quel ch'ancor celato avea,

Ch'io fui per cader morto; anzi cadea,

Se il cor de la pietà non si avedea

De' tuoi benigni rai,

Quand'io ti salutai;

E l'anima dal corpo già fuggita

Con quello inchin non ritornava in vita.