XXXV

By Benvenuto Cellini

Fu sempre amara e odiosa morte:

che della vita ogni bel fiore adugge

e di natura l'ostro or morde or sugge,

fatta dal primo error superba e forte.

Or della vita ell'è fatta consorte,

che l'alma avviva mentre il corpo strugge,

e se la carne ancor l'abborre e fugge,

è che non sa quanta gran gioia apporte

Quel giorno che lasciò la bella spoglia

l'etterno Re per noi spenta sul Legno,

più del viver divenne il morir caro.

Ché in lei cangiò sapor non men che soglia

salso umor che conduca arte od ingegno

per un dolce terren levar l'amaro.