XXXV

By Bernardo Pulci

Né sì candida perla anel mai strinse,

rubino o gemma lampeggiò più in oro,

né Giotto o Cimabue simil lavoro,

Prasitel, Fidia o Policreto finse;

né più chiara colei, che col suon vinse

Orfeo, non quella che divenne alloro,

non di Dïana il glorïoso coro

ninfa degna, pudica ma' più cinse;

né più saggia, celeste o più felice

Giunon, Venere, o Palla, o altra diva

luce, quanto la mia propizia stella.

Essemplo un vivo sole, una fenice

veramente costei leggiadra, ischiva,

e, se punto pietosa, assai più bella.